storie d’amore

È il giorno di San Valentino, dunque parliamo d’amore. Non di libri né di cultura, nemmeno di poesia o di mostre d’arte: parleremo proprio d’amore. E nemmeno parleremo di donne innamorate di cui abbiamo letto nei libri, come Francesca da Rimini o Nausicaa o Emma Bovary; e nemmeno di storie d’amore paradigmatiche ma pur sempre letterarie, come Orfeo ed Euridice, come Romeo e Giulietta (ah, società crudele che impedisce il felice destino dei due giovani innamorati, ah mura di Verona, ah mondo un tempo così crudele…), e nemmeno come Amore e Psiche; e neppure parleremo di sofferenze nate dall’amore, come la vicenda di Abelardo ed Eloisa, come la storia ai tempi del colera, come gli abbandoni coniugali di Catherine Dunne, metà del suo niente; e nemmeno parleremo di amore in senso lato, come l’amore per la filosofia e il nuoto o cose di questo genere, la passione in salsa rosa; e nemmeno, benché mi piacerebbe, parleremo di sesso, di sfumature di nero o di azzurro, di pornografia o di erotismo da pochi soldi. Parleremo, insomma, proprio d’amore, soltanto d’amore, dell’amore tra due esseri umani, bello, puro, insondabile, quasi indescrivibile.

 

O forse no. Forse sondabile, secondo alcuni. Perché in realtà oggi, che è il giorno di san Valentino, buono per le cene, per la depilazione, per i cioccolatini e per il cinema finto-erotico, oggi parliamo soltanto di una cosa che è questa cosa qui: in Belgio, se ti innamori di un migrante, dovrai risponderne alla polizia, dovrai accettare domande sulla posizione in cui scopi (scusate) dovrai rispondere delle tue abitudini affettive ed essere pronto ad irruzioni delle forze dell’ordine (ordine?) all’ora di cena. Trovate tutto ben raccontato qui. Mi pare una lettura interessante e non aggiungo altro. Se non che oggi è la festa dell’amore, i cioccolatini sono rossi come le rose, tutto è a forma di cuore come il nostro buon cuore, e l’articolo inizia così:

 

“Che numero di scarpe porta la sua partner?”.
“Avete una lavastoviglie? Di che marca è?”.
“Ieri sera avete fatto l’amore? In che posizione?”.
Secondo lo stato belga, solo le coppie che si amano davvero rispondono senza esitazione a queste domande. Chi non lo fa suscita sospetti. Chi rifiuta di svelare dettagli della propria vita sessuale, anche. Queste sono alcune delle domande che la polizia può rivolgere alle coppie di cui deve verificare l’autenticità, coppie che desiderano sposarsi o unirsi civilmente e che condividono una stessa colpa: uno dei due partner è sans-papiers.
In Belgio come in altri paesi, lo stato non può vietare a due persone di sposarsi o di unirsi civilmente. Si tratta di un diritto fondamentale, che come tale “deve essere garantito a tutti in posizione di eguaglianza, come aspetto essenziale della dignità umana, senza irragionevoli discriminazioni”: così, per esempio, si esprimeva la corte costituzionale italiana in una sentenza del 2011, annullando una modifica introdotta nel codice civile dal pacchetto sicurezza del 2009 per impedire i matrimoni tra cittadini italiani e persone in soggiorno detto irregolare.
Una volta consacrata l’unione, il partner senza documenti può regolarizzare la sua posizione attraverso il ricongiungimento familiare. È il motivo per cui molti stati non vedono di buon occhio queste unioni, come se fossero una falla in un sistema che condanna le persone sans-papiers a rimanere tali a vita. Ci sono due modi per chiudere la falla: inasprire le condizioni per ottenere il ricongiungimento familiare, cosa che il Belgio sta facendo da anni. E, a monte, cercare di impedire queste unioni dimostrando che il loro scopo è unicamente la regolarizzazione di una delle due persone. In Belgio, la lotta contro queste presunte unioni di comodo ha raggiunto una violenza e un’arbitrarietà che mettono a dura prova moltissime coppie.
“In municipio ho risposto per quattro interminabili ore alle domande di una persona pronta a giudicarmi ma non ad ascoltarmi. Quattro ore di ironia, di tensione, di pressioni psicologiche e di commenti sulla nostra vita, sulle nostre scelte, sulle nostre relazioni familiari. Mi sono sentita umiliata, per un unico motivo: sto con un ragazzo nero senza documenti”.
Questo è un passaggio di una lettera che Sandra ha letto davanti al giudice chiamato a pronunciarsi sull’autenticità della sua storia d’amore.

Davide P.
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