A cura di Ivana Pariggiano

Khan AR, Bavishi C, Riaz H, et al. Increased risk of adverse neurocognitive outcomes with proprotein convertase subtilisin-kexin type 9 inhibitors. Circ Cardiovasc Qual Outcomes 2017; DOI:10.1161/CIRCOUTCOMES.116.003153.

La nuova classe di ipolipemizzanti, gli inibitori della PCSK9, è stata recentemente approvata dall’FDA per il trattamento dell’ipercolesterolemia negli adulti, a seguito dei dati positivi di efficacia emersi dagli studi randomizzati condotti negli ultimi anni. Una metanalisi, pubblicata su Circulation, pur confermando il grande potenziale terapeutico dei farmaci, mette in luce alcuni effetti avversi, in particolare quelli neurocognitivi, già ipotizzati nelle analisi dei trial passati. La review suggerisce che l’uso degli inibitori non è associato a rischi di eventi avversi seri, come stroke ed eventi muscolo scheletrici, spesso causa dell’interruzione della terapia con statine. La metanalisi, condotta per stabilire il profilo di sicurezza a lungo termine degli inibitori PCSK, includeva 11 trial randomizzati (di cui 2 di lunga durata) con un follow up di almeno 6 mesi. I ricercatori hanno riscontrato che l’incidenza degli eventi avversi seri era simile nei due gruppi.

Tuttavia, considerando solo i due grandi studi (ODYSSEY a lungo termine e OSLER), che rappresentano circa il 65% di tutti i pazienti, hanno riscontrato un’incidenza più che raddoppiata di eventi neurocognitivi (odds ratio 2,81, 95% CI 1,32 -5,99; p=0,007). Questi eventi includevano delirio (compresa confusione), disturbi cognitivi e di attenzione, demenza, disturbi del pensiero e della percezione.

I ricercatori hanno inoltre sottolineato i limiti di questi dati: in tutti gli studi analizzati, gli eventi neurocognitivi sono stati auto-riferiti (quindi non basati su rilevazioni obiettive) e in nessuno studio erano riportate informazioni sulla cognizione basale nei pazienti.

Domande ancore aperte sono quelle su quale dovrebbe essere il limite inferiore delle LDL, avendo registrato con questi farmaci valori inferiori a 25 mg/dl, e quali sottogruppi di pazienti potrebbero essere a maggior rischio di eventi neurocognitivi. Tuttavia, il dato relativo a eventi avversi neurocognitivi non preclude il loro utilizzo in una popolazione appropriata, in quanto i dati emersi non sembrano conclusivi. È importante essere consapevoli di questo possibile evento avverso e monitorare ogni sintomo e segno durante il follow up. Maggiori dati sul rischio di eventi neurocognitivi potranno essere rilevati dai grandi studi di outcome in corso.

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Ivana Pariggiano
Specialista in formazione , Cardiologia Seconda. Università degli Studi di Napoli, A.O. Dei Colli «Monaldi», Napoli.

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