A cura di Marta F. Brancati

Navi BB, Reiner AS, Kamel H, et al. Risk of arterial thromboembolism in patients with cancer. J Am Coll Cardiol 2017 DOI: 10.1016/j.jacc.2017.06.047.

 Si tratta di uno studio epidemiologico volto a definire la possibile relazione fra cancro e rischio a breve termine di tromboembolismo arterioso. Attraverso alcuni database di sorveglianza epidemiologica, gli autori hanno identificato i pazienti cui è stata formulata, fra il 2002 e il 2011, una prima diagnosi di cancro (mammella, polmone, prostata, colon-retto, vescica, pancreas, stomaco o linfomi non-Hodgkin). 279.719 pazienti sono stati abbinati (qualcuno direbbe “matchati”) con altrettanti non affetti da cancro, e ogni “coppia” è stata seguita fino al 2012. Il tromboembolismo arterioso è stato definito dall’occorrenza di infarto miocardico o ictus.

A 6 mesi, l’incidenza cumulativa di tromboembolismo arterioso era del 4.7% (IC 95%: 4.6%-4.8%) nei pazienti con cancro e del 2.2% (IC 95%: 2.1%-2.2%) nei controlli (HR: 2.2; IC 95%: 2.1-2.3).

L’incidenza cumulativa a 6 mesi di infarto miocardico era del 2% (IC 95%: 1.9%-2.0%) in pazienti con cancro e dello 0.7% (IC 95%: 0.6%-0.7%) nei controlli (HR: 2.9; IC 95%: 2.8-3.1).

Ancora, l’incidenza cumulativa a 6 mesi di ictus ischemico era del 3.0% (IC 95%: 2.9%-3.1%) in pazienti con cancro e dell’1.6% (IC 95%: 1.6%-1.7%) nei controlli (HR: 1.9; IC 95%: 1.8-2.0).

 

Dunque il cancro può aumentare il rischio a breve termine di tromboembolia arteriosa. È stato osservato, inoltre, un eccesso di rischio associato ad alcuni tipi di tumore (in particolare il polmone) e allo stadio della malattia.

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Marta F. Brancati
Dirigente medico di I livello, UO di Emodinamica, Ospedale degli Infermi di Biella - ASL BI

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