Racconti genovesi

Una delle città che amo di più è in questi giorni sotto l’acqua e il fango. Seguendo, dal mio piccolo paese lombardo, il racconto di quello che accadeva laggiù, mi è sembtrato che, inevitabilemnte e nonostante la disperazione chi ha vissuto sotto la pioggia e il fango, l’acqua che ha invaso Genova sia diventata, in brevissimo tempo, soltanto il racconto dell’acqua che ha invaso Genova. E che si sia trasformato in un racconto non molto originale, oltretutto. Lo scrive bene Cotroneo, parlando degli «angeli del fango»:

 

In Italia il racconto è retorica del racconto, i tempi narrativi del giornalismo sono sempre qualcosa del passato che si ripropone nel presente, è sempre una semplificazione, un’immagine a bassa definizione che assomiglia ad altre immagini, che è riconoscibile da molti. I molti sono la generazione che oggi ha dai 50 ai 70 anni…

 

Così come decide di non raccontarlo il blog diecimila.me, in questo pezzo:

 

“Tutto scorre”, diceva Eraclito, che se fosse vissuto nell’Italia dei nostri giorni avrebbe aggiunto “fuori dagli argini”. Ci avrebbe pure fatto notare che chiamarli eccezionali, questi fenomeni meteo che si ripetono ormai con cadenza regolare, è un po’ ridicolo. Ridicolo come costruire in certi luoghi e in certi modi, ridicolo come dimenticare che la natura non ha bisogno di manutenzione, ma l’opera umana sì. Tutto scorre: acqua, fango, rami, detriti d’ogni tipo.

 

E poi, non ultimo, c’è stato pure chi ha deciso che tutto (cioè le nefaste e terribili conseguenze dell’alluvione, tra cui – aggiungo io – anche tutta la retorica dei giornalisti) potesse essere «colpa della matematica». Sembra una battuta, ma non lo è: è invece il pensiero di Ferdinando Boero, docente universitario di zoologia, che lo ha scritto in prima pagina sulla Stampa, provando a spiegarlo (è l’immagine dell’articolo, spero riusciate a leggerla, una volta ingrandita). Ma la sua spiegazione non ha convinto Maurizio Codogno, che di matematica è uno studioso e che intorno alla matematica ha scritto anche alcuni libri, il quale gli ha dedicato una bella risposta, in cui, tra una riga e l’altra, ha spiegato così:

 

Chi confida nei modelli matematici e li prende come formulette magiche che devono per forza dare la soluzione unica, corretta e precisa a tutti i problemi, sono proprio tutti quelli che magari hanno imparato tante formulette matematiche, ma non hanno capito affatto che cos’è davvero la matematica. Un modello per definizione è un modello e non è la realtà; se è fatto bene può combaciare in un certo numero di aspetti con quello che c’è nel mondo, ma non sarà mai la stessa cosa.

 

Il dibattito che c’è stato dopo l’articolo di Codogno, a cui ha preso attivissima parte anche lo zoologo Boero, merita attenta lettura (lo trovate nei commenti): da latinista, vi confesso di averlo seguito con grande curiosità e piena soddisfazione culturale.

Davide P.
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