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luoghi di passaggio

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Ogni testo letterario è un incontro, cerco di spiegare (più di una volta in ogni anno scolastico) agli studenti che ho davanti. Una poesia abbandonata e non letta è come se non fosse una poesia: lo diventa nel momento in cui due occhi la leggono, due labbra la pronunciano a mezza voce, due mani ne stringono i pochi figli su cui è scritta, una memoria la ricorda all’improvviso, un sorriso la ascolta. Solo allora, solo nel momento dell’incontro, la poesia diventa se stessa: e parla, che è esattamente quello che può e sa fare.

 

Sarà quindi per questo (o anche per questo) che la cosa che più assomiglia alla letteratura, nella mia testa, è la geografia (lo so che è strano, lo so già): il racconto dei luoghi in cui gli uomini si incontrano, appunto; e si scambiano parole, sguardi, stette di mano, sorrisi, colpi di pugnale, pensieri… E certi atlanti stradali, certe mappe idrografiche, certe piantine di certe città sono alcuni tra i migliori manuali di letteratura che io sia mai riuscito a leggere, in effetti.

 

Ecco allora che mi pare bello, per questo fine settimana che si sta a grandi passi avvicinando, suggerirvi due luoghi, due città: delle quali vi direi che sono due incredibili luoghi letterari, se non fosse che, nella mia testa, qualsiasi luogo è un luogo letterario e nessun luogo esiste se non nel racconto (o nel disegno o nella mappa) che ne riusciamo a fare.

 

La prima città è Vienna, incrocio di destini e di popoli, capitale di un impero scomparso, luogo di monumenti e di fiume e di enormi piccolezze della storia e della politica. La trovate descritta qui e forse vi verrà voglia di prendere un treno e andarci subito, arrivarci stanotte:

 

A lungo Vienna è stata una città spenta, la capitale di un impero che fu, decaduta in provincia; a pochi chilometri dal confine slovacco, era il cul-de-sac della cortina di ferro. Con la caduta del muro di Berlino, quella prossimità all’est che prima era stata una condanna si è trasformata in opportunità e la città ha ritrovato, lentamente, il suo respiro. Una rifioritura – fatta di crescita economica, rinnovamenti urbanistici e di una palpabile internazionalizzazione – che ha conosciuto un’accelerazione negli ultimi anni: nel 2009 Vienna è stata dichiarata la città più vivibile del mondo dall’indice Mercer e da allora ha mantenuto il primo posto per otto volte consecutive (l’ultimo report è uscito a metà marzo).

 

La seconda città invece richiede un aereo. E anche un minimo di cultura cinematografica, se volete godervi appieno il suo luogo più famoso, che fu raccontato da un film e poi, dopo, da altri film, capaci di deriderlo con efficacia, per coloro che di questo si accontentino. La città è Odessa ed è stata città di tutti, di ebrei, di rumeni e russi e turchi e moldavi e di chiunque volesse passarci del tempo. Il suo racconto lo trovate qui; ed è un racconto splendido:

 

Odessa non si è chiusa del tutto neanche nell’età sovietica. “Ci ha salvato il porto e il nostro spirito ribelle”, dice Katya Michaels, tornata da poco dopo tanti anni passati all’estero. “Anche durante l’Urss a Odessa succedevano cose che non dovevano succedere. E molti beni vietati, come i jeans e tanta buona musica, arrivavano prima qui varcando di straforo la cortina di ferro” […]“L’unico patriottismo diffuso è quello cittadino. Siamo orgogliosi della nostra identità”, dice Katya. E per quanto ammaccato, il cosmopolitismo resiste: “Oltre a russi e ucraini, qui ci sono ancora dei greci, discendenti dei mercanti di un tempo, poi armeni, turchi, georgiani, moldavi, romeni, tanti musulmani, e gli ebrei. Ma tutti mescolati”. La mitica Moldavanka di Babel non è più una piccola Gerusalemme, ma la notizia della scomparsa della più vibrante comunità ebraica del mondo russo va smentita. L’emorragia è finita. E gli ebrei cominciano a tornare.

 

Ma forse non potete prendere né aerei né treni questa sera, forse avete solo piedi e scarpe buone, lo spero per voi). Ecco quindi che potete andare lungo una strada, una delle più belle del mondo: un tratto di terra che univa la più grande città del nostro passato al mondo orientale, che lentamente l’avrebbe conquistata. Domenica infatti sarà il giorno della via Appia (Appia Day, per quelli che non sono italofoni): il luogo è bellissimo, le pietre raccontano grande letteratura di uomini e destini, la poesia si nasconde dietro ogni suo angolo, io ci farei un pensiero.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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