lo stesso gioco

Oggi c’è un post che mi ha fatto venire voglia di rileggere tanti libri di uno stesso scrittore, che da molto tempo non rileggo, e quando questa cosa succede, in genere significa che due elementi diversi si sono combinati in una miscela efficace: il primo elemento è che il post è bello da leggere ed è molto interessante; il secondo è che i libri di cui parla sono piccoli gioielli e forse il loro autore, benché scomparso, non ha finito di dirci quello che aveva da dire e richiede ancora la nostra attenzione. Tanto che ci è subito tornato in mente l’amore intellettuale di cui lo avevamo amato qualche anno fa. Per cui eccovi il post, che parla di Raymond Queneau e si chiude (ma bisogna arrivarci leggendo bene anche il resto) con una bella citazione che mi piace proprio riportare qui:

 

L’ideale che si sono costruiti gli scienziati nel corso di tutto questo inizio di secolo è stato una presentazione della scienza non come conoscenza ma come regola e metodo. Si dànno delle nozioni (indefinibili), degli assiomi e delle convenzioni. Ma questo non è forse un gioco che non ha nulla di diverso dagli scacchi o dal bridge? Prima di procedere nell’esame di questo aspetto della scienza, ci dobbiamo fermare su questo punto: la scienza è una conoscenza, serve a conoscere? […] che cosa si conosce in matematica? Precisamente: niente. E non c’è niente da conoscere. Non conosciamo il punto, il numero, il gruppo, l’insieme, la funzione più di quanto “conosciamo” la Realtà Concreta Terrestre e Quotidiana. Tutto ciò che conosciamo è un metodo accettato (consentito) come vero dalla comunità degli scienziati, metodo che ha anche il vantaggio di connettersi alle tecniche di fabbricazione. Ma questo metodo è anche un gioco, più esattamente quello che si chiama un jeu d’esprit. Perciò l’intera scienza, nella sua forma compiuta, si presenta e come tecnica e come gioco. Cioè né più né meno di come si presenta l’altra attività umana: l’Arte.

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Davide P.
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