libri che cerchiamo

Se avete voglia, anche oggi, di parlare di libri, io credo che possiate partire da qui. Dalla secca ma puntuale (ed efficacissima) (e purtroppo vera) considerazione di Giorgio Agamben, a proposito del mercato editoriale e delle librerie e di noi che ancora, talvolta, entriamo in una libreria (quando ci entriamo):

Immaginate di entrare in una farmacia e di chiedere un farmaco di cui avete urgente bisogno. Cosa fareste se il farmacista vi rispondesse che quel farmaco è stato prodotto tre mesi fa e quindi non è disponibile? È esattamente quello che capita oggi entrando in una libreria. Il mercato librario è diventato oggi un Assurdistan in cui la circolazione esige che il libro sia tenuto in libreria il meno possibile (spesso non più di un mese). Per conseguenza, lo stesso editore programma libri che devono esaurire le loro vendite – se ci sono – a breve scadenza e rinuncia a costruire un catalogo che possa durare nel tempo. Per questo io – che pure ritengo di essere un buon lettore – provo sempre più disagio entrando in una libreria (ci sono naturalmente eccezioni), dove i banchi sono occupati solo da novità e dove riesco sempre più di rado a trovare la medicina (cioè il libro) di cui ho vitale bisogno.

E se vi piace potete andare avanti a leggere l’intero post: e ci troverete altri spunti molto interessanti. Oppure, sempre perché è di libri che avete voglia di parlare, io credo che potrebbe essere interessante anche per voi (per me lo è stata moltissimo) questa intervista a Eric Gobetti, uno di quelli che hanno meglio saputo raccontare i territori della ex Jugoslavia negli ultimi anni e in queste settimane propone un suo particolare libro su Sarajevo che (io credo) potrebbe piacere a più di un mio amico. E a un certo punto della sua intervista Gobetti ci dice così:

Un tempo si diceva che la Bosnia era in cuore della Jugoslavia, la repubblica che rappresentava tutto il Paese. Oggi, dopo la guerra e tutto quello che è successo, la Bosnia ha una sua eccentricità rispetto al mondo ex Jugoslavo e non è più un esempio significativo di cos’è quel mondo lì. Invece il Montenegro, secondo me, è proprio il modello che oggi, in pochi chilometri, può descrivere nel suo piccolo tutta la ex Jugoslavia. […] La Bosnia di oggi in qualche modo è assimilabile alla Bosnia di cent’anni fa: è una realtà in bilico tra modernità e arretratezza, sia in senso economico sia in senso sociale e culturale. Con una grande differenza, però: nel 1914 la Bosnia era amministrata dagli austroungarici da circa quarant’anni, era una realtà in evoluzione, veniva da un passato più tradizionalista, più arcaico, che era quello del dominio ottomano, e andava verso un progresso che sembrava segnato ineluttabilmente.

Ma forse quello di cui avete voglia è la letteratura alta, quella classica, quella che non si può dimenticare. In tal caso ho da proporvi davvero un piccolo gioiello: che riguarda Proust e il suo rapporto di amicizia con un altro grande intellettuale dell’inizio del XX secolo in Francia, André Gide. È un post perfetto, per tantissimi dettagli. E comincia sorprendentemente così:

Nel 1912 Marcel Proust scrive all’editore Gaston Gallimard proponendogli la pubblicazione di una parte della Recherche, che a quel tempo non aveva ancora terminato. Il manoscritto viene affidato ad André Gide, condirettore della prestigiosa rivista che era il fiore all’occhiello della casa editrice, la “Nouvelle Revue Française”. Gide aveva conosciuto Proust circa vent’anni prima, a casa di Gabriel Trarieux, poeta simbolista. Lo aveva classificato subito come uno snob. Negli anni successivi, leggendo i suoi articoli su “Le Figaro”, aveva continuato a pensare a lui come ad un mondano dilettante, come ad un letterato di piccolo cabotaggio, di quelli che lo stesso Proust anni dopo avrebbe collocato nel salotto della sua Madame Verdurin. E’ partendo da questo radicato pregiudizio che Gide affronta il compito di valutare il manoscritto di Proust. Che respinge.

Però, a parte tutto, forse quello di cui avevate voglia non era parlare di libri ma avere un libro da comprare. Che fosse magari un libro importante, uno di quelli che fanno una libreria, che raccontano una vicenda artistica e letteraria profonda e verticale. Ecco, sì, ho anche questo oggi. È un libro che aspettavo da molto tempo e che oggi (o domani, non ho ancora capito) esce nelle librerie. Ne trovate un’anticipazione qui. E, se non vi scoccia sentirvelo dire, è il libro di uno dei più grandi poeti del Novecento, parola mia.

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Davide P.
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