Di tutte le immagini che hanno in qualche modo raccontato degli atti vandalici del primo maggio a Milano, a me è sembrato, fin da subito, che la più significativa fosse questa:

ragazza_auto_bruciata

 

Non è un fotomontaggio (anche se ne ha ispirati moltissimi) ed è spuntata in rete quasi subito, il giorno stesso delle proteste, e ha cominciato a fare il giro dei social network, alimentando polemiche variamente condite di insulti, a volte sessisti e naturalmente anche razzisti, e tutta una serie di altre considerazioni che anche voi (molti di voi) avrete letto e su cui avrete già meditato a sufficienza.

Oggi però, sempre a proposito di quell’inquietante immagine, cioè stata una piccola novità: è uscito il racconto dell’uomo che ha scattato quella fotografia e che quindi ha voluto «spiegarla»; o meglio, ne ha voluto raccontare il contorno, il contesto, tutto quello che noi avevamo soltanto potuto immaginarci, spesso sbagliando e non di rado inventandocelo. E badate bene, l’autore dello scatto non racconta niente di particolarmente sorprendente: l’auto bruciata era un’auto bruciata e la giovane donna era una turista, come molti di noi avevano intuito, che si era messa lì in posa e forse non aveva ben capito cosa stesse succedendo, e senz’altro non le importava molto. Eppure la spiegazione dell’immagine (la più autorevole possibile, visto che è quella dell’autore di quell’immagine) assomiglia un po’ a quelle parafrasi dei testi poetici che oggi si trovano su tutti i testi scolastici dei nostri ragazzi, e che in qualche modo sono una delle ragioni per cui quei ragazzi non capiscono più i testi poetici.

 

Perché proprio mentre provano a spiegarti qualcosa, ti fanno capire che non ci riusciranno: e che la bellezza sta invece tutta in quello che resta di inspiegabile, in quello che ti eri inventato, nella storia che avevi costruito su quell’auto e su quella giovane donna e sulla mano che stava scattando la foto in quell’esatto istante in cui lei sorrideva, senza che tu riuscissi mai a capire il perché. In quella immagine misteriosa, che è così stupida e imbarazzante e contemporaneamente bella, che si stenta davvero a crederci.

Davide P.
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