in mezzo al traffico

Inchiodato dalla pressante necessità di scovare (per la mia personale salute mentale, mica per altro) una riflessione su qualcosa che non fosse semplicemente il sì e il no, e le presunte presumibili ragioni di certi sì e di certi altri no, e le imprecazioni arroganti e le esultanze scomposte, e le colpe, e il futuro, e l’apocalisse… E convinto che anche questo sì e questo no siano in fondo soltanto il passo di una strada molto più lunga e sinuosa, che ancora fatichiamo a riconoscere, e soprattutto persuaso della necessità di riconoscerla, questa strada, osservando i nostri passi da un punto di vista un po’ più distanziato, diciamo in prospettiva, ecco, avrei trovato un discorso sul linguaggio della politica che mi pare un buon suggerimento.

 

Cioè, non lo so, magari mi sono soltanto lasciato accecare dal fatto che vi si parla di democrazia americana e non di voti italiani, è possibile. Però mi sembra che la riflessione sul «linguaggio» della politica e su come esso si vada trasformando negli ultimi anni sia un tratto possibile di quella distanza che mi pare necessario prendere. La riflessione è di Enrico Pitzianti ed è di grande interesse e attualità (ovviamente). A un certo punto, perdonate il linguaggio esplicito, dice così:

 

Il politicamente scorretto però non è solo la via più breve per autoproclamarsi anti-casta e il più lontani possibile da ogni establishment, il politicamente scorretto è anche il linguaggio più consono a un periodo di comunicazione diretta, non-mediata, graffiante e acchiappa-like che se anche fosse nata per via dei social network e della rete ha ormai strabordato, invadendo la totalità della comunicazione pubblica. Tra un vaffanculo grillo-trumpiano e un discorso più elaborato quale prenderebbe più like? Quale dei due sarebbe più facilmente riassumibile in 140 caratteri? Ma anche: quale diventerebbe più facilmente virale? La risposta è sempre la stessa, vincerebbe il vaffanculo grillo-trumpiano ed è, banalmente, quello che sta accadendo.

 

Insomma, la retorica è televisiva ma non solo; le parole sono ancora centrali nella comunicazione politica e nella ricerca del consenso che costituisce l’essenza delle democrazie popolari contemporanee (insieme a una diseducazione generale al linguaggio che è l’aspetto che mi preoccupa francamente di più, visto che sarebbe il mio mestiere…). Potete leggere il post qui, per intero, e ne varrà la pena, anche in giorni di caotici dibattiti come sono questi.

 

Ma se invece le distanze che volete prendere sono ancora più lunghe di quella che vi ho proposto io, ecco, c’è un nuovo sito su Dante Alighieri che potete consultare. Si chiama Dante e Noi e propone spunti di ricerca che mi sono parsi molto interessanti, in una chiave nuova e stimolante. Consideratela un’evasione dal turbinio del reale, insomma; oppure una pausa che vi prendete dal logorio della vita moderna, come diceva quello là, in mezzo al traffico.

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Davide P.
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