Sono passate più di due settimane da quel 13 novembre che ha fatto di Parigi il centro del nostro mondo e del nostro pensiero europeo, eppure io non ho la sensazione (e non l’ho mai avuta) di aver capito tanto di più, o di meglio. Resto ancora imbambolato a sentir parlare di un terrorista in fuga non si sa più dove, sorpreso davanti al nome di un quartiere di Bruxelles che sembra un luogo lontanissimo dall’Europa, ammirato di fronte alla dignità di un padre e di una madre italiani che hanno perso una figlia, perplesso di fronte alle dichiarazioni di guerra e di vendetta buttate all’aria come si butta il riso ai matrimoni (un po’ a caso, insomma), annichilito di fronte ai proclami di odio di gente con la barba che mi pare lontana più di un pianeta dal luogo in cui abito io.

 

Anche per questo, durante queste due settimane, non ho voluto smettere di leggere e archiviare articoli e interviste che in qualche modo, a volte proprio per contrasto, perché faccio una certa fatica a condividerne gli assunti, ho pensato mi stessero aiutando a capire meglio ciò che accadeva in luoghi così vicini a casa mia eppure, per tante incomprensibili ragioni, anche così lontani. E ho imparato, per esempio, che non solo i giornali possono raccontare beffardamente bugie anche su questi temi, ma che addirittura possono essere sbugiardati, non ammetterlo, e poi usare lo sbugiardamento come mezzo per guadagnare altri lettori. L’ho letto qui e, giuro, mi ha fatto molta impressione:

 

Il 21 novembre il Corriere della Sera riprende la notizia circolata su alcune testate non affidabilissime, che della presunta terrorista suicida Hasna Aït Boulahcen morta a Parigi ci fossero in rete fotografie in cui si mostrava coperta di schiuma in una vasca da bagno, con le riflessioni conseguenti sulla sua “normalità”…

 

Ho anche imparato ad apprezzare la voce di Domenico Quirico, di cui conoscevo colpevolmente solo i rapimenti; le sue parole mi hanno aperto un mondo che conoscevo poco, posso dirlo, e mi hanno un po’ aiutato a comprenderlo meglio. Qui per esempio:

 

Ci troviamo di fronte a gente che in tutta questa ferocia vede l’immanenza di Dio, e che crede profondamente e sinceramente, secondo per secondo, che Dio sia presente nei loro progetti e che giustifichi anche le reazioni più atroci. Per noi questo è inconcepibile e non comprendiamo come questi personaggi si sentano dei santi pur sgozzando innocenti. Certo, anche per noi la religione ha costituito uno strumento di massacro, ma quel momento ormai è stato superato dalla storia: la differenza enorme che ci divide da loro è in questo scarto.

 

Ho poi letto una interpretazione originale della storia dei nostri apporti con l’Islam che mi ha fatto riflettere (perché non è questa, non del tutto almeno, la storia che io spiego a scuola). Ve la ripropongo, pensando che ogni cosa, anche il passato più remoto, ci può far riflettere ed essere una piccola tessera nel mosaico della nostra comprensione dei fatti:

 

La teoria di Pirenne è molto semplice: a determinare la fine del mondo antico non è stata la caduta dell’Impero Romano, causata dalle invasioni barbariche, perché a essa non seguì la fine dell’unità mediterranea, né l’estinzione di una civiltà. La frattura invece avvenne a causa dell’avanzata dell’Islam, rapida e imprevista. Che separò Oriente e Occidente e fece sì che il Mediterraneo occidentale diventasse una sorta di “lago musulmano”. Scrive Pirenne nelle conclusioni del libro. “L’Occidente fu imbottigliato e costretto a vivere su se stesso, in condizioni di vano chiuso. Per la prima volta l’asse della vita mondiale si spostò dal Mediterraneo verso il Nord”.

 

Ho anche fatto vedere, in un paio delle mie classi scolastiche, un video spagnolo che racconta la storia della Siria, dall’antichità a oggi. Mi è parso utile, lo ripropongo pure qui, magari piacerà a voi, magari sarà utile ai vostri figli. E ho letto del commercio internazionale delle armi, di chi le compra, di chi le vende, di quanti soldi ci siano in ballo, di quanti di questi soldi siano italiani:

 

Il mercato globale di queste armi [sono soltanto quelle leggere…] vale 8,5 miliardi di dollari all’anno, a cui vanno aggiunti i profitti, impossibili da calcolare, dell’enorme traffico illegale. L’Italia è tra i principali esportatori mondiali: nel 2014 il valore delle esportazioni ha raggiunto i 452.713.932 euro.

 

Ho anche letto uno spietato articolo di Francesco Pecoraro, che mi ha lasciato (lo devo ammettere) senza fiato. Ne ho riletto più volte il primo paragrafo, per capire. Non so se ho capito, ma lo lascio qui, che forse qualcun altro più acuto di me leggerà meglio. Dice così:

 

Ragazzi arabi con poca istruzione, senza soldi e senza lavoro o con un lavoro di merda, ragazzi schizofrenizzati dal conflitto tra cultura di provenienza e cultura di approdo, dove pure sono nati e di cui parlano perfettamente la lingua, cultura di cui hanno studiato almeno gli elementi essenziali, ma senza riuscire ad assimilarli e senza farsene assimilare (perché?), fino al colpo di coda dell’estraneità di ritorno, al rigurgito dell’appartenenza e del dettato religioso, dunque fino al Rigetto. Ragazzi senza futuro, incagliati in un presente per loro immutabile, ragazzi incapaci di compiere il passo necessario alla mescolanza con Europa, che pure (ma solo a certe condizioni) può completamente accogliere, ragazzi senza visione dell’avvenire, ragazzi con barbe islamiche, ragazzi di cui non frega a nessuno sono disposti a morire pur di fare strage di altri ragazzi come loro, ma diversi perché istruiti, sofisticati, sostanzialmente integrati, completamente consenzienti al sistema e tuttavia ornati di deboli orpelli oppositivi. Ragazzi europei belli levigati creativi, super-qualificati, con buone prospettive di lavoro e quasi sicuramente un futuro, ragazzi con dottorato alla Sorbona e barbe e baffi e capelli da hipster, che si muovono disinvolti attraverso le frontiere ormai virtuali d’Europa, ragazzi che coltivano liberamente i loro rapporti, che non hanno regole sessuali, ragazze prive di alcun senso di minorità, libere, che ti guardano dritto negli occhi, ragazzi protetti dall’Occidente, di cui sono la crema e probabilmente i futuri dominanti. Ragazzi scelti con cura per queste loro caratteristiche, poi aggrediti e ferocemente uccisi come un branco di gnu…

 

E poi, per chiudere, perché è domenica e non voglio abusare del vostro giorno di riposo, mi è tornato alla mente un piccolo e ironico post che avevo letto qualche mese fa e ho pensato che a volte la leggerezza vede lontano, e ci aiuta a capire non poche cose. È un post breve, che dice così:

 

Il presupposto dell’integralismo è che prendere un testo alla lettera significa coglierne il suo senso autentico, mentre interpretarlo significa tradirlo. Bisogna quindi presumere che quando un integralista dice “torno fra cinque minuti” intende veramente dire che torna dopo cinque minuti precisi, e quando per esempio dice “facciamo quadrato” è perché sente il bisogno di disporsi con te sul pavimento in modo da formare un quadrato perfetto. Invece no. L’integralista prende alla lettera il suo libro, ma poi col resto dell’umanità interagisce normalmente: come tutti interpreta il senso di una frase non solo in base al suo contenuto letterale, ma anche al contesto. Per esempio la frase “fermati pure a dormire da me” è una gentilezza se la dici a un vecchio amico, un’avance sessuale se la dici al tecnico della caldaia, una struggente espressione di malinconia esistenziale se la dici a una falena. Questo l’integralista lo sa, altrimenti non potrebbe vivere senza un insegnante di sostegno, ma se lo dimentica ogni volta che legge il suo amato testo, e dimenticarsi quello che si sa è sciocco.

 

E questa è una buona parte di ciò che in qualche modo mi sta aiutando a capire qualcosa. Quel poco che sono in grado di capire, naturalmente.

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Davide P.
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2 Responses to “il mosaico di una (in)comprensione” Subscribe

  1. .mau. 29 novembre, 2015 at 5:12 pm #

    Dall’articolo di Dusio leggo «Se Dio avesse voluto avrebbe fatto un solo popolo di tutti gli uomini». È la frase che dice sempre il mio amico Yagoub (alto come me e largo il doppio, oltre che scuro di pelle 😉 )

    • Davide P. 29 novembre, 2015 at 6:21 pm #
      Davide P.

      A me sarebbe bastato, sempre per tenersi su un registro quanto mai leggero, che Dio avesse fatto tanti più uomini simili a me… Sarei stato senz’altro più sereno 😉

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