il fiore di gelsomino

Bisogna dedicarsi
pian piano
precisamente
a briciole per uccelli
sul davanzale nord,
piegati su di sé
lavare il pavimento
come il corpo di un dio
bambino,
guardare i piatti sgocciolare
come una luna che spazza via
l’ovvio tra gli alberi.
Perdere intenti e rimedi
contro il restare,
soffermarsi cauti
su ogni vuoto di voce
e affetto di silenzio,
lavorare come minatori
al capezzale delle parole,
aspettare disperati.
In cambio del fiore di gelsomino.

 

Avevo senza dubbio deciso di parlarvi oggi di romanzi. Per consigliarvene alcuni, magari, per farvi vedere che nel vostro (di voi cardiologi, ovviamente, ma forse non solo) affidarvi a me, per orientarvi di un piccolo passo in più nel mondo del web e dei libri, avete fatto la scelta giusta e che vi potevo segnalare senz’altro delle letture che avreste portato al mare, tra non molte settimane, e di cui avreste potuto dire, a chi volete: «Ecco sì, questo è un bel libro, te lo consiglio, l’ho letto tutto di un fiato…», pensando a me con un briciolo di gratitudine, chissà. E quindi avevo senz’altro deciso di accennare al nuovo libro di Walter Siti, per dirvi di non dare troppo retta alle polemiche che lo stanno circondando e soffocando; è un bel libro, volevo dirvi, semplicemente un buon libro, provate a leggerlo, vi piacerà, io lo sto leggendo e mi sta piacendo. Oppure, volevo dirvi che, visto che è morto pochi giorni fa, non era nemmeno una brutta idea riprendere in mano, proprio quest’anno, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, di Robert Pirsig. È un libro che io non ho amato molto quando uscì, lo devo purtroppo confessare; ma ricordo che tutti i miei amici di quel tempo, giovanissimi come ero io, lo amavano tanto; e dunque è un libro a cui sono moto affezionato, lo scopro solo adesso, perché mi ricorda tanto certi miei amici che non vedo più, da tantissimo tempo, e che ancora mi mancano. Però, forse, più di ogni altro romanzo, io credo che vi avrei consigliato il nuovo libro di Mohsin Hamid, che è davvero un libro «necessario» come si dice in questa bella recensione che ho trovato proprio oggi on line; mi sono detto: «Gli consiglio questo, e lascio perdere tutti gli altri. Scommetto tutto su questo romanzo perché è importante». Ed è un libro di cui non si parla nemmeno tanto (non quanto si dovrebbe) e quindi il consiglio sarebbe stato ancora più prezioso, e forse la vostra briciola di gratitudine nei miei confronti sarebbero state due briciole, chissà, magari addirittura tre, è possibile. O anche, in verità, più timorosamente, avrei potuto affidarmi ai consigli di uno assai più bravo di me, che è Irvine Welsh, e indicarvi i suoi consigli, un po’ pilatescamente, dicendovi che magari io nemmeno li ho letti tutti, i libri che lui consiglia, che ne ho letti esattamente la metà, e magari sfidarvi, come se fosse un gioco, a indovinare quali ho letto e quali no, che sono idee che sempre hanno un loro piccolo successo in questo piccolo mondo che è il web che facciamo e frequentiamo. Avrei voluto fare tutte le cose che vi ho appena elencato, ma non le ho fatte (se non preterintenzionalmente, appunto). Perché, navigando qua e là, lo avete intuito, ho letto i versi con cui il post si apriva (li ho letti qui); e li ho trovati versi bellissimi, meravigliosi, incantati e senza dubbio esaurienti; come se ci fosse tutto già scritto, come se un’altra volta la poesia mi avesse detto in pochissime sillabe tutto quello che io, in tantissime righe, non riesco mai a fare…

 

E quindi, anche oggi, niente romanzi. Anche oggi solo una poesia e un libro di poesia. E chissà fino a quando sopporterete che io faccia così…

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Davide P.
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