I ritagli di ottobre

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

Di come un libro si possa senz’altro giudicare dalla sua copertina e di come la scelta di certe copertine sia peraltro essa stessa una scelta culturale.

Dell’Italia, che è un paese che vive meglio di tanti altri ma non lo sa e quindi è infelice.

Di quella che Elio Vittorini definì la più bella delle città del mondo.

Di come (in tempi precedenti a questi nostri, in cui una breve ma effimera moda leopardiana sta attraversando l’Italia, grazie a un film e a molto, moltissimo marketing) Carmelo Bene sapeva leggere i Canti.

Di un uomo che si è finto calciatore per vent’anni e ha giocato in alcuni dei club più prestigiosi del mondo: e non è mai stato un calciatore (un istruttivo apologo)

Dell’esame di Stato (che noi chiamiamo “maturità”), di come sia una questione aperta e di come sarebbe meglio rifletterci davvero in modo serio.

Di Andrea Zanzotto, che è stata una delle ultime grandi voci poetiche che l’Italia abbia avuto.

Di effetto placebo e di come la cura sia sicuramente influenzata dalla relazione tra medico e paziente (cose che senz’altro voi medici sapete benissimo, ma che qui, in coda al resto, mi permetto di ricordare a me stesso).

Davide P.
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