i ritagli di ottobre

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

 

Di quanto leggiamo oggi ma soprattutto di come leggiamo: una piccola considerazione su giornalismo e scrittura.

 

Di cosa sia l’«effetto Diderot» e del significato simbolico che diamo ad alcuni degli oggetti che possediamo.

 

Di un viaggio in Italia attraverso la pittura di Giotto.

 

Di un rapido ritratto di Vittorio Gassman, di depressione e timidezza, dello «stupore di stare al mondo».

 

Di un Christo contemporaneo che ci farà camminare sulle acque, tra non molto.

 

Della reperibilità e dell’irreperibilità: e di quella delle due che non nuoce alla salute.

 

Delle piccole, piccolissime patrie che ci accingiamo a difendere, ancora una volta, con il filo spinato.

 

Di cosa sia il sale integrale e del perché non è difficile convincere gli altri che sia meglio di quello non integrale.

 

Del «male assoluto», del «bene assoluto», di cosa sarebbe meglio disprezzare o non disprezzare.

 

Di un luogo nella laguna di Venezia in cui si preserva l’identità armena.

 

Del motivo per cui sarebbe meglio abolire le gite scolastiche e non pensarci più.

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Davide P.
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