i ritagli di marzo

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Di come la nostra storia sia da sempre una storia di profughi e di migranti e di cosa possa (o debba) essere una patria.

 

Della storia recente dell’Italia (e del modo in cui gli italiani sono cambiati) raccontata attraverso le canzoni dello Zecchino d’oro.

 

Del paradosso democratico, cioè di come sia difficile – ma necessario – salvare la democrazia senza distruggere la democrazia.

 

Di una fotografia degli attentati di Londra, dell’effetto Kulesov e dell’islamofobia.

 

Di come i poeti traducano i poeti e di come ogni traduzione sia, ovviamente, un’interpretazione.

 

Dell’invenzione della scienza: una breve storia di come sia cambiato il mondo nell’ultimo mezzo millennio.

 

Di una città portuale, incrocio di popoli di nazionalismi e di destini, che sarà Capitale europea della Cultura nel 2020.

 

Del romanzo che forse tutti nascondiamo nel cassetto. E del perché non sia affatto un male averlo scritto, anche se davvero è molto brutto.

 

Dei problemi che la medicina sta vivendo in questo inizio di secolo.

 

Di come non vivremo mai abbastanza per leggere tutti i classici che vorremmo leggere.

 

Del perché il raccontare storie (e cioè inventare la letteratura) sia stato necessario alla nostra evoluzione di esseri umani.

 

Del bagaglio a mano.

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Davide P.
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