i ritagli di gennaio

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

Della Shoah come oggetto culturale e di consumo; e di come la società dello spettacolo si sia divorata il giorno della memoria.

 

Di come abbiamo lasciato che l’archeologia italiana (ah! il paese della cultura, i nostri valori, le nostre statue eccetera) facesse una pessima fine, nel silenzio.

 

Di come la paura muova alla crudeltà; un’idea del nazismo.

 

Della insostenibile disuguaglianza. Un rapporto sulla distribuzione delle ricchezze nel mondo.

 

Dei dibattiti intellettuali (o pseudo tali) scatenati dal film di Checco Zalone: una diagnosi e una proposta interpretativa (dei dibattiti, mica del film).

 

Di una domanda che a un certo punto avremo la necessità di farci, a proposito del bullismo.

 

Di come gli stupidi abbiano indubbiamente sempre ragione.

 

Della duplice pena pagata dalle famiglie di migranti in cerca di asilo in Europa.

 

Di politica, di mediazione, di silenzi doverosi, di inutili «ma anche».

 

Di una possibile interpretazione di Pasolini senza Apocalisse.

 

Di chi e che cosa decida la scuola che i vostri figli sceglieranno alla fine della terza media (cose che ogni insegnante, in cuor suo, sa fin troppo bene).

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Davide P.
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