i ritagli dell’estate

Ogni giorno, perlustrando il web alla ricerca di qualcosa che possa essere interessante per l’Oblò, mi segno alcuni articoli, alcuni spunti, che forse mi saranno utili. Ma non tutti poi, in realtà, mi vengono davvero utili: alcuni restano sospesi, inutilizzati, senza una storia che li tenga insieme. E però sono articoli o spunti molto belli, forse anche più che belli, senz’altro interessanti. Per questo, dopo averne lasciati indietro già un po’ troppi, ho deciso che alla fine di ogni mese, finché mi sopporterete, pubblicherò rapidamente questi «ritagli», quasi senza commento, al solo scopo di non dimenticarli; nella speranza che incontrino il favore di almeno qualcuno di voi, e che quindi non vadano inutilmente persi. Che magari poi succede, come spesso per i pranzi e le cene vere e importanti: che gli avanzi del giorno dopo sono quasi più buoni dei piatti del giorno prima.

 

 

Dei risvolti di copertina dei libri, che sono sempre risvolti di libri «eccezionali», «imperdibili», «epocali». E poi, invece…

 

Di dieci possibili comandamenti per riuscire a vivere sereni nonostante tutto ciò che ci circonda.

 

Di Charles Baudelaire (di cui ricorre un anniversario importante), dei suoi versi, degli intellettuali che egli amava e che forse non amavano tantissimo lui.

 

Di «ossi di seppia, tundre, articoli sportivi»: una piccola fenomenologia di Sergio Caputo, uno dei talenti più grandi della canzone italiana.

 

Di una vita speciale, «troppo angusta per l’orgoglio» e «troppo povera per i sensi».

 

Di una parziale rassegna degli strafalcioni dei più «grandi» scrittori italiani contemporanei.

 

Di come si poteva evidenziare una frase su un manoscritto del Medioevo, quando ancora non esistevano gli evidenziatori gialli, rosa, verdi, azzurri, viola…

 

Di fotografia compulsiva e di pornografia digitale; e di un racconto di Italo Calvino.

 

Di come l’omeopatia sia nata e abbia potuto diffondersi così capillarmente in un modo che vorremmo dominato dalla ragione: una storia vera.

 

Del perché l’insegnante non sia più un intellettuale, del perché sia l’unico intellettuale che in fondo ci è rimasto.

 

Dei dieci stadi di passione e frustrazione che ogni amante dei libri e della lettura si trova ad affrontare.

 

Di psichiatri e psicologi nelle storie del cinema: una piccola rassegna di ritratti in evoluzione.

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Davide P.
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