A cura di Antonella Potenza

Goette A, Merino JL, Ezekowitz MD, et al. Edoxaban versus enoxaparin-warfarin in patients undergoing cardioversion of atrial fibrillation (ENSURE-AF): a randomised, open-label, phase 3b trial. Lancet 2016 Oct 22; 388:1995-2003.

Nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) candidati a cardioversione elettrica (CVE), le attuali linee guida raccomandano almeno 3 settimane di terapia anticoagulante prima della CVE e un prolungamento del trattamento per almeno 4 settimane dopo CVE, o per un periodo ancora più lungo nei pazienti a rischio di recidiva di FA o di eventi ischemici.

Edoxaban, anticoagulante orale inibitore diretto del fattore Xa, in mono-somministrazione giornaliera, risulta efficace e sicuro anche nel caso di pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a CVE, proponendosi quindi come alternativa efficace al trattamento convenzionale rappresentato da enoxaparina e un antagonista della vitamina K (VKA), e al contempo consentendo l’esecuzione immediata della CVE dopo ecocardiografia per via transesofagea (ETE): queste sono le conclusioni dello studio ENSURE-AF (EdoxabaN vs. warfarin in subjectS UndeRgoing cardiovErsion of Atrial Fibrillation), studio di fase IIIb, prospettico, randomizzato, in aperto, con valutazione in cieco degli endpoint, a gruppi paralleli, il cui scopo è stato valutare l’efficacia e la sicurezza di edoxaban in mono somministrazione giornaliera a confronto con il migliore trattamento possibile convenzionale (enoxaparina/warfarin) nei pazienti affetti da FA non valvolare sottoposti a CVE.

2199 pazienti sono stati randomizzati per la somministrazione di edoxaban 60 mg (oppure di una dose ridotta da 30 mg in pazienti con insufficienza renale o basso peso corporeo o in terapia con agenti inibitori della glicoproteina P) o enoxaparina/warfarin ben gestiti, con un tempo medio nel range terapeutico pari al 70,8%. Il tempo medio di follow-up è stato di 28 giorni, seguiti da 30 giorni per la valutazione della sicurezza. I pazienti sono stati stratificati in base all’approccio usato per la cardioversione (con o senza ETE), all’assunzione o meno di terapia anticoagulante al momento della randomizzazione e al dosaggio di edoxaban (60 mg o dose ridotta da 30 mg, entrambe in mono somministrazione giornaliera).

Per l’endpoint composito primario di efficacia (ictus, eventi embolici sistemici, infarto miocardico e mortalità cardiovascolare), edoxaban ha dimostrato un’incidenza simile rispetto a enoxaparina/warfarin (0,5% vs. 1,0% rispettivamente, OR 0,46). La principale differenza tra i gruppi di trattamento è stata determinata dalla mortalità cardiovascolare, con un evento nel gruppo edoxaban e cinque eventi nel gruppo enoxaparina/warfarin (0,1% vs. 0,5%, rispettivamente).

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Per quanto riguarda l’endpoint composito principale di sicurezza (incidenza di emorragie maggiori ed emorragie non maggiori clinicamente rilevanti), gli eventi si sono verificati nell’1,5% dei pazienti nel gruppo edoxaban e nell’1,0% del gruppo enoxaparina/warfarin (OR 1,48). L’incidenza di emorragia maggiore è stata numericamente inferiore nel gruppo edoxaban rispetto al gruppo enoxaparina/warfarin (0,3% vs. 0,5%, rispettivamente; OR 0,61). Nello studio non sono stati segnalati casi di emorragia intracranica per nessuno dei due gruppi di trattamento. Nessuna emorragia fatale è stata segnalata nel gruppo edoxaban, mentre si è verificato un caso nel gruppo enoxaparina/warfarin.

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Il risultato dell’endpoint composito clinico netto (ictus, eventi embolici sistemici, infarto miocardico, mortalità cardiovascolare ed emorragia maggiore) è stato dello 0,7% nel gruppo edoxaban e dell’1,4% nel gruppo enoxaparina/warfarin (OR 0,50) durante l’intero periodo di studio. Quindi la dose di edoxaban once-daily può costituire una valida opzione di trattamento per i pazienti affetti da FANV sottoposti a cardioversione

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Antonella Potenza
Dirigente Medico I livello. Cardiologia Interventistica IRCCS-ASMN Reggio Emilia

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