due storie

Le storie vere sono spesso interessanti; e sono vere; ma le storie finte, quando sono belle, sono bellissime e interessantissime, forse perché sono finte e lo saranno finché non diventeranno vere. Per cui, non sapendo se le due storie che ho letto oggi – e che mi hanno incantato – siano vere o siano finte, ho pensato che vi avrebbe fatto piacere leggerle tutte e due. Come a me; e che magari qualcuno le avrebbe trovate interessantissime e bellissime (e quindi probabilmente finte) come le ho trovate io.

 

La prima, tra l’altro, è brevissima (questa è una delle sue maggiori bellezze, devo dire) e mi ha incantato non so nemmeno io il perché. (O forse lo so: perché tutti noi, sotto sotto, siamo un po’ così: aspettiamo che succeda la cosa terribile, come se fosse una catarsi, la aspettiamo, tiriamo un sospiro di sollievo e poi via, a far quello che si deve… a meno che, naturalmente, non ci sia qualche ragazza poco vestita a distrarci). La storia è questa:

 

Una sera mio zio Gaetano è tornato a casa dal bar di Marmirolo alle due di notte e ha acceso la televisione per vedere se davano qualcosa d’interessante. Gli piacevano i programmi con le donne che ballano, ma quella sera non c’era niente del genere e ha continuato a cambiar canale finché non ha trovato la scena di un film dove stavano per fucilare qualcuno. Allora ha aspettato che lo fucilassero, poi ha spento la televisione e è andato a letto.

 

La seconda storia è più lunga e parla di un insegnante di latino molto diverso da come sono io (io sono alto, per esempio, lui era basso; e io non mangio mai, la mattina, durante le lezioni). E racconta una storia strana in cui il latino e la letteratura sono le cose noiose mentre c’è un’altra azione, un po’ goffa e un po’ buffa, che è importante e interessante. È una bella e strana storia, secondo me. Ve la consiglio, e inizia così:

 

Se era al primo anno di insegnamento non lo saprei dire. Certo è che era giovane parecchio. E non fosse stato per l’altezza (non superava il metro e settanta) anche assai bello. Era per via del volto dai lineamenti regolari, dei capelli biondi e lisci, degli occhi azzurri e del piccolo naso da attore americano. Si chiamava Cerani. Da quale parte d’Italia venisse lo ignoro, anche perché aveva una dizione senza ombra di accento. La settimana scorsa, mentre stavo preparando la cena, mi telefona un’amica di vecchia data. Una compagna del liceo. Mi dice: “Ma l’hai saputo che il Prof. Cerani è morto?” E io no, non lo sapevo, ma d’istinto ho messo giù il telefono e sono corsa in bagno e sono scoppiata in lacrime.

 

Chissà se è vera o no, chi lo sa… Ma in fondo, più probabilmente, non fa nessuna differenza. E tutti, in qualche modo, anche io che sono alto e non mangio mai niente durante le lezioni, siamo stati per qualcuno quel professore di latino, molto giovane. Oppure siamo la sua ex studentessa che lo piange in una stanza così lontana.

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Davide P.
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