Riprendo oggi il filo appena accennato in questo post (in cui per fortuna vi avevo già avvertito di essere noioso…) sulla nostra mamma-lingua italiana a cui dobbiamo volere bene, e aggiungo alcune postille, forse non totalmente inutili.

 

Innanzitutto un bel file .pdf sui più comuni errori di traduzione che ci capitano quando crediamo di aver compreso la lingua inglese: ce ne sono tanti e stento a credere che qualcuno si possa vantare di non averne mai commesso nessuno. Però, siccome, ognuno ha le sue traduzioni da pelare, come si suol dire tra gatti secondo un’espressione idiomatica molto diffusa nel mondo felino, aggiungo un divertente articolo sulle espressioni idiomatiche italiane che un americano non può proprio evitare di conoscere (giusto per capirci, la prima è: che palle!), pena le più comiche incomprensioni e il ritorno oltreoceano con la coda tra le gambe (se si è, appunto, gatti). E infine, molto più brevemente ma altrettanto efficacemente, poche righe di una valente giornalista italiana che ci spiegano che per scrivere bene, a volte, non occorre neanche molto sforzo: basta eliminare la maggior parte dei sostantivi astratti da una frase… ed è fatta.

 

Insomma, al netto di quel po’ di curiosità leggera che ci permette di passar bene anche le giornate più lunghe e faticose, si tratta solo di qualche indicazione per ricordarci che la nostra lingua (ma anche le lingue altrui, tutte quante) è un organismo vivo, delicato e fragile; e che basta poco per tradirla, magari senza nemmeno accorgersene. E che facendo un po’ di attenzione a non tradire lei e le sue parole, facciamo anche in modo di non tradire noi, che di quelle parole siamo fatti.

 

[Un’ultima nota, del tutto fuori tema, ma curiosa e a mio parere interessante. Oggi, 20 marzo, alle 17.57, sarà primavera. Se non ci credete, andate qui, leggete e vi sarà spiegato.]

Davide P.
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