Colpa di Balotelli

Non so dove trovate la pazienza e nemmeno se davvero la trovate, sul serio. E sono sicuro che vorreste senza alcun dubbio che io parlassi della nazionale pIrandelliana di calcio (scusate il refuso) e di Balotelli, almeno oggi… E invece no, anche oggi è letteratura, solo letteratura, sempre letteratura. Partendo per esempio da questo splendido post, che attraversa l’intero (e anche più) ultimo secolo di romanzi e di arte seguendo il filo del «male necessario», una sorta di lente di ingrandimento che riesce a mettere a fuoco scrittori e artisti (Houellebecq, per esempio, ma anche Agota Kristof) che pure io, nel mio piccolissimo, non ho mai smesso di consigliare ai miei sfortunati amici. Fino a dire così:

 

Se il male è la parte di esperienza che è rimasta esclusa dall’organizzazione del senso, allora non ha alcun senso, appunto, tornare ad attribuirgli un segno di superiore eccezionalità. E’ vero il contrario: in autori come Michel Houellebecq, Bret Easton Ellis, Emmanuel Carrère, James Ballard, in artisti come Gerhard Richter o Maurizio Cattelan, in registi come Lars von Trier, Michael Haneke o Gus Van Sant, il male è piuttosto l’espressione di una deprivazione, di un’atrofia del sentire, di uno spezzettamento senza sintesi a cui è stata violentemente asportata la possibilità di integrarsi, anche problematicamente, nella totalità.

 

Oppure, in seconda battuta, invitandovi a leggere il bell’articolo che Alessandro Piperno ha dedicato a una biografia di Salinger, il mitico autore del Giovane Holden (di cui peraltro è uscita da pochissimo nuova e, si dice, notevolissima traduzione). Perché vi verrà voglia di leggere la biografia di Salinger (a me, almeno, è venuta) e perché Piperno ci regala, per esempio, splendide osservazioni come queste:

 

Avevo quindici anni quando lessi per la prima volta Il giovane Holden. Fu per me una lettura parecchio irritante. Un’impressione analoga avrei tratto, qualche anno dopo, ormai universitario, dall’incontro con le poesie di Rimbaud, e per ragioni non troppo dissimili. Per un sacco di tempo mi sono detto che tali antipatie dipendevano da una peculiare indisposizione a qualsiasi ribellismo giovanile. Ma è evidente che dietro ci fosse qualcosa di più intimo. Avevo divorato quel libro, eppure non c’era pensiero, atto, presa di posizione di Holden che non mi contrariasse. Ero stupefatto dall’idea che milioni di adolescenti avessero potuto identificarsi con un ragazzo simile. Evidentemente la gente si sente davvero fica, dicevo a me stesso. Solo un fico può identificarsi con un tipo così. Per me essere adolescente significava portare gli occhiali come una croce, e sentirsi inferiore agli altri. Holden non porta gli occhiali, e ritiene che gli altri siano tutti fasulli. Solo lui è puro. Allora è così che si sente la gente: tutti gli altri fanno schifo, tutti gli altri fingono, solo io sono puro, solo io dico la verità. È ciò che Holden ripete in continuazione.

 

O anche insistendo (sono noioso) con l’equivalenza tra luoghi e racconti, tra libri e angoli di mondo, con cui già altre volte vi ho assillato, per farvi leggere le parole che Lucia Munaro ha dedicato a Palermo, che, sarà un caso, è anche una delle città italiane che io amo di più:

 

C’è ancora tempo in questo giorno per raccogliersi nel chiostro di San Giovanni degli eremiti, con le sue esili eleganti colonne, salire sul campanile della chiesa lì a fianco per vedere il complesso di epoca normanna, ancora una volta con le sue cupole rosse di compassionevole bellezza, anche dall’alto. Immergersi poi in questo pomeriggio ventoso nella vita contemporanea del vicino Ballarò ed entrare un attimo nella chiesa del Gesù coi suoi marmi policromi, segno insuperabile di una ricchezza che dispregia la morte.

 

Ma invece no, avete ragione voi. Oggi non è più il momento di parlare di libri e di letteratura, oggi parliamo di Balotelli, che con la letteratura c’entra poco, c’entra niente. Ve lo spiega bene, in questo post, un blogger tra i più cattivi ed efficaci del web italiano. Ve lo spiega qui, e meglio ancora qui. Leggete e sarete d’accordo con lui, forse; la letteratura sta poco bene, i libri non sono letteratura, i libri sono troppi e troppo spesso brutti, gli editori troppo spesso si prendono gioco dei loro stessi lettori, li sbeffeggiano, platealmente li disprezzano. Ed è, figuratevi un po’,anche questa volta colpa di Balotelli (Stefania, però).

Davide P.
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