Galeno (130-­201 d.C.) nacque a Pergamo, in Asia Minore, figlio di un architetto e matematico, Nicone, che lo indirizzò invece alla medicina poco dopo l’adolescenza. Studiò in Grecia, a Corinto e ad Alessandria d’Egitto, prima di tornare nella città natale, dove divenne medico dei gladiatori. Nel 161 d.C., all’ini­zio del regno di Marco Aurelio, nel periodo di massima pace e solidità strutturale dell’impero, si recò a Roma, dove esercitò la professione di medico dedicandosi anche ad un’intensa attività di studio che contemplò anche la logica e la filosofia. La critica principale che Galeno mosse alla medicina del tempo riguarda­va la perdita di una visione razionale del processo di conoscen­za scientifica. Gli insegnamenti ippocratici ed aristotelici erano trascurati non tanto nelle loro conclusioni logiche acquisite, quanto nell’abbandono del rigore metodologico ed etico che doveva accompagnare la professione. Il titolo stesso di un’opera di Galeno: Hoti ho áristos iatròs kai filósofos (Come un ottimo medico debba essere anche un filosofo), costituì il manifesto pro­grammatico della sua visione del mondo. Fece propri i fonda­menti della medicina ippocratica, basata sulla fiducia nella capa­cità di guarigione intrinseca all’organismo, ma li integrò con una coscienza e un approccio razionale alla medicina, riconosciuta come un’ arte che doveva trovare, attraverso l’esperienza e lo stu­dio, i rimedi per curare le malattie. Galeno accettò l’articolazione ippocratica della Teoria degli umori, una concezio­ne destinata ad avere fortuna e seguito fino alle soglie dell’Età Moderna. Nei quattro umori fondamentali del corpo umano: il sangue, il muco, la bile gialla e la bile nera, era stato individuato un complesso sistema di governo delle funzioni fisiologiche dell’or­ganismo, con una corrispondenza diretta tra gli umori e le qua­lità fondamentali del mondo inanimato che rimandava alle teo­rie di Pitagora e di Empedocle. La condizione generata dalla mescolanza degli umori (idiosincrasia) determinava una predi­sposizione ad ammalarsi oppure a conservare lo stato di benes­sere. La salute dipendeva dall’equilibrio di questi umori, mentre lo stato di malattia era conseguente al loro squilibrio. Questi due stadi venivano definiti come eukrasia (la buona mistione degli umori) e djskrasia (cattiva mescolanza). Lo stato di salute era costituito dal fragile equilibrio tra questi due opposti, che pote­vano prevalere nella costituzione dell’individuo, determinando un caratteristico profilo individuale. Con il trascorrere delle età dell’uomo e delle stagioni, l’importanza di uno o l’altro degli umori variava, provocando un rapporto di relazione diretta tra l’individuo e l’ambiente. Anche l’habitus psichico ne poteva esse­re influenzato. Per tenere conto del rapporto tra gli umori e la personalità venne elaborata la Teoria dei quattro temperamenti:

il sanguigno allegro (sangue) – ­il collerico irascibile (bile gialla)
il melanconico depresso (bile nera) – ­il flemmatico pigro (muco)

La sistematicità e la coerenza didattica e pratica dell’opera di Galeno lo renderanno il medico più conosciuto e studiato del Medioevo e di buona parte dell’Età Moderna.

Redazione ATBV

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