che cosa fa primavera

Troppo luminosa è la domenica di marzo per chiudersi in casa a leggere quello che passa il web, credo io. Ed è anche troppo luminosa per non rendersi conto che un altro inverno è passato, che sta arrivando (anzi è già arrivata) un’altra primavera, che presto (non abbastanza presto, a dire il vero) sarà estate e che un altro giro di cielo si è compiuto, e non si sa quanto questo possa essere una bella notizia (ma oggi, francamente, sembra proprio che lo sia, una bella notizia).

E se vi state per caso chiedendo come è possibile che sia primavera, oggi, che è il 20 marzo, dopo che tutte le brave maestre e tutte le mamme ci hanno da sempre insegnato che primavera è il 21 (con due rondini, se possibile), qui trovate la spiegazione. Inizia così:

 

Anche quest’anno la primavera inizia domenica 20 di marzo alle ore 4:30 UTC (5:30 ora italiana). Esattamente a quell’ora il Sole attraverserà uno dei due punti, nella sfera celeste, in cui l’eclittica e l’equatore celeste si intersecano: il cosiddetto punto vernale o equinozio di primavera (l’altro corrisponde all’equinozio d’autunno). Il Sole apparirà perfettamente allo zenit per un osservatore posto all’equatore, e la durata del dì in quel luogo sarà pari a quella della notte: 12 ore esatte.

 

E se invece avete bisogno di una riflessione sul tempo che passa, sul cielo che gira, su quello che magari, chissà, lo fa instancabilmente girare, io credo che sia interessante quello che trovate qui, a proposito di una nuova raccolta di saggi di Leonardo Sciascia pubblicata poco tempo fa da Adelphi. Sono saggi letterari, parlano anche di incontri con scrittori, e uno di questi è Jorge Luis Borges. E non riesco nemmeno a immaginarmelo un incontro tra Sciascia e Borges, davvero: mi pare quasi incredibile che possa esserci stato. E lo trovate presentato in parte così:

 

I due si incontrarono in un negozio di pelliccerie, a Roma, ed è verosimile che parlassero di tempo e di storia, ma anche di labirinti, molto cari all’argentino. Scrive Sciascia: « In questa guerra al tempo, Borges è armato di teologia. Che sarebbe poi l’arma del nemico». E ricorda alcune pagine borgesiane in cui si afferma che «Ogni uomo colto è un teologo». Al contrario, sostiene il siciliano, pochissimi uomini colti lo sono. E solo Borges, oggi, lo è in modo straordinario, eccezionale, totale. Il più grande teologo del nostro tempo. Un teologo ateo. «Vale a dire il segno più alto della contraddizione in cui viviamo».

 

E infine c’è stato un piccolo discorso sulla Street Art che abbiamo provato a fare domenica scorsa, con le minuscolissime armi di cui disponiamo. Ci offre, a quel discorso, qualche ulteriore spunto il collettivo Wu Ming, su «Internazionale», proprio oggi, a distanza di una lunga settimana. Siccome riprende anche alcune delle obiezioni che mi era parso opportuno formulare, lo segnalo anche oggi, come prosecuzione di un discorso che io credo dovrà andare avanti a lungo. Il link è questo. Il passo che ho deciso di citare, prima di uscire al sole della primavera a cercare le mie due rondini, è questo (ma vi confesso, non riesce ancora a convincermi, nemmeno oggi):

 

Ancora più interessanti delle giustificazioni dei curatori della mostra sono le argomentazioni di chi ha criticato il gesto estremo di Blu, quello di cancellare tutti i suoi dipinti dai muri di Bologna.

Tanto vale liquidare subito la più stupida, cioè l’accusa di incoerenza perché Blu ha già fatto esposizioni, ha dipinto su commissione eccetera. Come se il problema fosse che il disegnatore deve vivere d’aria anziché del suo lavoro, e non invece proprio l’opposto, cioè che il disegnatore ha il diritto di decidere cosa fare del proprio lavoro. Può venderlo oppure lasciarlo libero. Nell’un caso e nell’altro la scelta andrebbe rispettata.

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Davide P.
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2 Responses to “che cosa fa primavera” Subscribe

  1. .mau. 20 marzo, 2016 at 9:30 am #

    le maestre ci insegnavano che la primavera arrivava il 21 marzo perché nello scorso secolo era tipicamente così 😉

    (aiutino: ogni anno l’ora di equinozi e solstizi si sposta in avanti di quasi sei ore, tranne negli anni bisestili in cui essendoci un giorno in più si torna indietro di 18 ore. Il “quasi sei” è quello che porta a non avere l’anno bisestile nei multipli di 100 ma non di 400; ma visto che il 2000 è stato bisestile abbiamo tolto un giorno, e quindi siamo ritornati al 20 marzo)

    D’altra parte le maestre ci insegnavano che l’autunno arrivava il 23 settembre e l’inverno il 22 dicembre, ma non se lo ricordava praticamente nessuno e si continuava a dire “il 21 settembre e il 21 dicembre”.

    • Davide P. 20 marzo, 2016 at 9:40 am #
      Davide P.

      Ecco, il bello di essere una mestra è che arriva sempre qualcuno a difenderti, e magari è anche uno bravo… Ai professori, invece, non succede mai (o quasi mai) 😉

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