Allegoria di Berlino

Oggi Guido Mazzoni, che è critico letterario, saggista e poeta di limpidissimo talento, ha pubblicato un intenso e lungo (e pure un po’ impegnativo: prendetevi un quarto d’ora) post su Berlino. Che però non è un post su Berlino.

Perché, come dicemmo molto modestamente anche noi da questa piccola finestra qualche tempo fa, esistono sempre e soltanto città allegoriche, e Berlino è quindi un’allegoria anch’essa, solo meglio riuscita di altre. Guido Mazzoni, tra il resto, scrive per esempio così, a proposito degli splendidi musei di Berlino:

  • Negli ultimi venticinque anni la città che più di ogni altra reca le tracce architettoniche della grande politica novecentesca e delle sue figure (il cittadino-soldato, il militante, la mobilitazione generale, l’impegno) è stata rimodellata da una forma di vita costruita attorno alla figura del consumatore. Mentre il cittadino-soldato e il militante obbedivano agli imperativi del dovere e della coerenza e dovevano vivere nella dimensione della durata (combattere, resistere, restare fedeli fino alla fine), la vita psichica del consumatore è politeistica, retta dal principio di piacere, easy, e transita da una cosa all’altra dando per scontata la provvisorietà di tutto. Oltre a parlare di un’altra epoca, il discorso che lo Stato tiene attraverso i suoi musei parla da un’altra epoca, da un paesaggio interiore fatto di virtù civiche e psichiche vetuste. Basta uscire dai luoghi perimetrati che lo rendono ancora possibile per vedere che la realtà circostante ne contraddice lo spirito.

Ecco, io non so se Mazzoni  abbia o meno ragione. Ogni lettore valuterà di per sé, è ovvio. Ma nel suo disagio berlinese (e non soltanto berlinese) mi sono riconosiuto subito e senza esitazione. Che è poi (se succederà anche a voi) la caratteristica che fa di un’allegoria possibile una riuscita allegoria.

Davide P.
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