L’impero romano in cui visse Agostino (354­-430 d.C.) era un’entità statale in grave crisi. Al momento della conversione di Agostino al cristianesimo (387 d.C.), il disastro militare conse­guente alla disfatta dell’esercito imperiale nella battaglia di Adrianopoli (agosto del 378 d.C.) contro i Visigoti era già avve­nuto.

Le popolazioni barbariche avevano iniziato ad insediarsi all’interno dei confini del grande impero, mentre il potere cen­trale esercitava con sempre maggiore difficoltà il controllo sulle province. A questa instabilità di fondo del panorama politico faceva da complemento una instabilità culturale accentuata. I pagani difendevano con vigore la tradizione classica, mentre i cristiani si sforzavano di trovare elementi comuni che permet­tessero di utilizzare gli strumenti della scienza e della cultura del passato, mentre ostacolavano ogni tentativo di mantenere in vita gli antichi riti e credenze. Entrambi riconoscevano però l’importanza del patrimonio di conoscenze ereditato dal Mondo Greco­-Romano.

Agostino si oppose ad una ricerca culturale basata sull’effi­mero. Il filosofo chiamava tutto ciò curiositas, intendendo con questo termine la ricerca della conoscenza fine a sé stessa, distaccata dal vero fine costituito dalla verità. Naturalmente, si trattava di una verità che apriva la mente alla comprensione del­l’esistenza divina, un Dio padre, massimo ordinatore del mondo.

Davanti a questa visione il sapere scientifico non pote­va occuparsi che di verità parziali, che potevano distrarre la mente e farle perdere di vista il termine ultimo della conoscen­za, costituito dalla comprensione di Dio.

Agostino fece propria la necessità di affrontare studi preparatori, avvicinabili alla nostra scuola secondaria, che permettessero di apprendere la filosofia. Suggerì di seguire lo schema delle disciplinae liberales, consueto nell’ordinamento scolastico romano e medievale e costituito dalla bipartizione in trivio (grammatica, dialettica e retorica) e quadrivio (aritmetica, musica, geometria, logica).

La Dialettica o Logica, costituiva il fondamento di tutte le scien­ze, anche le dimostrazioni matematiche dovevano sottostare alle sue regole. La Logica era quindi riconosciuta come la discipli­na che assicurava coerenza e verità a tutte le argomentazioni scientifiche. Era la vis peritiaque definiendi (la forza di definire con esattezza le cose attraverso la perizia), che permetteva di pos­sedere un pensiero coerente e di utilizzarlo attraverso la formu­lazione di proposizioni legittime e prive di contraddizioni.

Al termine di un percorso logico, Agostino presentò le verità matematiche dimostrate correttamente come delle proposizio­ni certe e necessarie, dotate di caratteristiche di relativa trascen­denza e quindi eterne ed immutabili. Una valutazione profon­damente medievale, che anticipava molti dei dibattiti filosofici dei secoli a venire.

Redazione ATBV

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