un piccolo torto letterario
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a volte un piccolo editore

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“A volte un piccolo editore”, mi verrebbe da ripetere, anche qui, subito dopo il titolo. Per provare a ribadire che non sempre è il grande editore, quello con le librerie in centro e gli autori nel bel mezzo dei festival di letteratura, a regalarci il libro che volevamo: a volte un piccolo editore, infatti, può fare una minuscola ma decisiva  differenza; e può offrirci l’autore, il titolo, la pagina che in qualche modo ci racconteranno la storia di cui avevamo bisogno.

 

[A me, personalmente, successe con «All’insegna del pesce d’oro» e il volume delle poesie di Camillo Sbarbaro (ancora lo conservo con cura), che mi accompagnò tra un trasloco giovanile e l’altro in tutti ii quartieri di Milano e costruì una delle amicizie più belle e lunghe della mia vita. Perché a volte, infatti, un piccolo editore]

 

E quindi ho voglia di segnalarvi questa piccola storia di ricerca di un libro che è, letta in filigrana, anche una minima storia dell’editoria italiana, di come si possa fare e di come qualcuno (in un angolo milanese vicinissimo alla stanza in cui il libro di poesie di Sbarbaro, pubblicato da quell’altro piccolo editore, mi fece incontrare l’amico) la stia ancora facendo. Leggete qui, arrivate fino alla fine, e ditemi se non è un pezzo mirabilmente suggestivo:

 

Ho cominciato a cercare «Topologia di una città fantasma» il giorno stesso in cui mi è stato consigliato, non perché mi interessasse Robbe-Grillet, bensì incuriosito da quel titolo improbabile, che sembrava un’invenzione di Wilcock, o uno di quei titoli che si sognano, le rare volte che si sogna un titolo. Il libro, però, pubblicato da Guanda nel 1983, era fuori catalogo, nonché irreperibile sui canali di vendita online dedicati all’usato. Considerato il motivo per il quale lo cercavo avrei quindi lasciato perdere, se in un’inserzione scaduta su eBay non avessi scoperto che, pur essendo Guanda, «Topologia» aveva la stessa veste grafica delle edizioni SE. La prima volta che mi sono imbattuto in SE è stato con «Fuoco fatuo» di Pierre Drieu La Rochelle. Avevo vent’anni e di quel libro ricordo poco, se non che mi sembrò il più bello letto fino ad allora, e non soltanto per il contenuto: allungato, austero e indistruttibile, fu il primo libro a farsi notare dal punto di vista cartotecnico. In seguito, lettura dopo lettura, quell’infatuazione si è trasformata in un solido legame, che ha reso SE una delle mie case editrici preferite, e di certo quella che sento più «mia». Spinto da una sorta di gelosia retroattiva, ho quindi deciso di scoprire perché le sue inconfondibili fattezze si ritrovassero su un libro Guanda del 1983, e mi sono rimesso a cercare «Topologia» con maggiore determinazione. Sui canali online, però, non ce n’era traccia. Nell’arco di un mese ho setacciato le librerie di modernariato romane e telefonato a quelle di tutta la penisola, trascorso ore tra le bancarelle e infine contattato le 51 biblioteche che, stando a OPAC, ne possedevano una copia, nessuna delle quali però è stata disposta a vendermi la propria. Ho anche scritto ai 29 utenti di aNobii che sostenevano di averlo, ma anche qui nessuno era disposto a cederlo, a nessun prezzo. Ho battuto piste anche meno convenzionali. Ho cercato di contattare un utente di Amazon che aveva recensito «Topologia» con un commento sprezzante, in un’inserzione scaduta: pensavo che, avendolo odiato, sarebbe stato disposto a vendermelo…

 

E poi, visto che siamo in tema, provate anche con l’editore Avagliano (mai sentito prima, vero?). Provate perché ha il coraggio di pubblicare un libro di un autore importantissimo, che forse stiamo colpevolmente dimenticando, ma che è invece al centro di tutta la poesia e la  letteratura degli ultimi cento anni (e senza di lui, che si chiamava Guido Gozzano, non ci sarebbe nemmeno Giorgio Caproni, secondo me). Il libro lo trovate presentato qui, da Delia Morea; e forse varrà la pena di leggere tutto, anche in questo caso.

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Davide Profumo
Davide Profumo
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2 Comments

  1. .mau. ha detto:

    (io ho letto Un uomo che dorme nell’edizione Quodlibet e non mi è piaciuto, lo dico subito)

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